Giulio Riga(1), Paolo Balocchi(2)
Riassunto: il Bollettino sismico vuole raccogliere
le informazioni relative all'attività sismica nazionale per l'anno 2014,
individuando anche quelle aree del territorio che sono state più soggette a
terremoti. Infatti ad un'analisi della sismicità alla scala nazionale, è stata
aggiunta l'analisi della sismicità di 19 sequenze, individuate sulla base del
numero di eventi rilevati nel periodo del 2014 e sulle caratteristiche
sismotettoniche dell’area. I dati ricavati dal database ISIDe e NEIC, sono
stati analizzati con due approcci differenti. Il primo riguarda lo studio
statistico con cui è stato possibile rappresentare la variazione della
sismicità dell'area interessata mediante grafici. Il secondo, di carattere
previsionale è basato sui processi di preparazione e di iniziazione che
conducono a grandi terremoti come bombe sismiche, anomalie, microstrutture
evolutive, focalizzazione. Attraverso la descrizione della distribuzione dei
sismi alla scala nazionale, è possibile definire un maggiore grado di
pericolosità sismica per le regioni meridionali, rispetto a quelle
settentrionali.
1) Geologo, ricercatore del GeoResearch Center Italy – GeoBlog (sito internet: www.georcit.blogspot.com; mail: giulio.riga@tin.it);
2) Geologo,
ricercatore del GeoResearch Center Italy – GeoBlog;
____________________________________
GeoResearch Center Italy - GeoBlog, 4 (2015), ISSN: 2240-7847.
Introduzione
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I dati
sismologici utilizzati sono quelli ricavati dai cataloghi ISIDe (INGV, 2014) e NEIC (USGS,
2014)
previa selezione dei range di
profondità ipocentrale e dei valori di magnitudo.
Le
analisi sono state condotte attraverso due distinti approcci: il primo, di
carattere statistico, ha permesso di elaborare grafici rappresentanti la
variazione della sismicità nel corso dell’anno considerato; l’altro, di
carattere previsionale è basato sui processi di
preparazione e di iniziazione
che conducono a grandi terremoti come bombe
sismiche (Riga, 2013), anomalie, microstrutture evolutive,
focalizzazione, ecc..
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Tabella 1: Elenco delle sequenze sismiche. |
I
risultati ottenuti sono stati rappresentati attraverso i seguenti grafici:
- Sequenza
sismica (valori della magnitudo-numero progressivo di eventi) e Distanza
fra gli epicentri (distanza-numero progressivo di eventi);
- Numero di
eventi (scala temporale annuale, mensile);
- Distribuzione
della magnitudo in funzione della profondità (profondità-magnitudo);
- Sezione
sismologica (profondità-latitudine/longitudine).
Le sequenze individuate e analizzate (fig. 1) sono elencate nella tabella 1.
Viene
analizzata da prima, la sismicità dell'Italia su scala nazionale e
successivamente vengono prese in
considerazione 19 sequenze sismiche che nel 2014 hanno interessato il nostro
territorio.
Sequenza sismica dell'Italia
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Evoluzione temporale delle
registrazioni sismiche in Italia nel 2014 (fig.
2),
mostra più eventi di magnitudo ≥4.0 Mw, seguiti da fasi di assestamento che si
sono sviluppate con velocità diversa nel tempo e con un numero di eventi molto
variabile.
Quasi tutte le scosse più energetiche
sono state precedute da una focalizzazione degli epicentri ed in alcuni casi da
un foreshock.
La scossa più forte (4.7 Mw) è stata
registrata il 5 maggio in Bosnia ed Erzegovina, mentre in Italia l’evento più
energetico è stato di magnitudo 4.3 Mw.
Il grafico del numero di eventi mensili
mostra un aumento graduale del numero di terremoti registrati, con un picco
di 32 eventi nel mese di dicembre.
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Figura 3: Grafico della sequenza sismica a scala nazionale. |
Considerazioni: la fig. 3
mostra la sequenza sismica dell’Italia dal 1900 al 2014 ricostruita utilizzando
i dati degli archivi ISIDe (INGV, 2014) e NEIC (USGS, 2014). La sequenza
inizia con i due forti terremoti del 1905-1908 seguiti da una lunga fase di
assestamento caratterizzata da molti eventi di magnitudo ≥ 6.3 Mw.
Nella finestra
temporale di breve periodo si sta sviluppando un’anomalia sismica simile a
quella che ha preceduto il terremoto dell’Aquila, ma molto più ampia.
A
questa anomalia è associata una prima scossa di magnitudo 5.0-5.2 Mw con
estensione fino a 5.6 Mw ed una successiva più forte (la magnitudo di questa
seconda scossa può essere definita dopo aver classificato la prima).
Sequenza sismica delle Alpi Cozie
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Figura 4: Grafici della sequenza sismica delle Alpi Cozie. |
Dopo,
la sequenza sismica è entrata in una fase di accumulo di energia caratterizzata
da eventi di magnitudo non superiore a 3.6 ML.
La
curva delle distanze cumulate degli epicentri non evidenzia nessuna
focalizzazione prima del terremoto più energetico.
Nel
corso della prima parte del 2014, il numero di terremoti mensili è aumentato
gradualmente raggiungendo un valore di 15 eventi nel mese di aprile, per poi
diminuire fino al mese di ottobre e risalire nuovamente fino a segnare un
valore massimo nel mese di dicembre (16 eventi).
La
sezione sismologica mostra uno strato sismogenetico che arriva alla profondità
di 15 km circa, al cui interno si evidenzia una superficie efficace a 9-10 km
di profondità. Tale strato mostra eventi sismici di magnitudo non troppo elevata, generalmente
inferiore a 4.0 M, con un solo evento superiore alla magnitudo 4.5. Lo strato
sismogenetico inferiore che si estende fino alla profondità di 70 km, mostra
una sismicità con magnitudo più bassa.
Considerazioni: la sequenza sismica, nella finestra temporale di breve
periodo, mostra un livello sismico critico (soglia sismica) posto a 4.8 ML,
mentre la magnitudo massima dinamica dell’area è di 5.6 ML circa.
Sequenza sismica del lago di Garda
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Figura 5: Grafici della sequenza sismica del Lago di
Garda.
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Il
sisma più energetico è inserito in una fase di rilascio di energia di breve
periodo che si è attivata all’inizio del 2014 ed è caratterizzata da un basso
numero di eventi (19 terremoti).
Il grafico di medio periodo mostra un sisma di magnitudo 4.8 Mw
registrato il 24 novembre del 2004, al quale è seguita una fase di accumulo di
energia, che è ancora in atto.
La sezione sismologica evidenzia uno strato sismogenetico che si
estende sino alla profondità di 13 km circa, e una superficie efficacie intorno
ai 5 km. Tale strato mostra una sismicità di bassa magnitudo, dove l'evento più
rilevante è quello di magnitudo 3.6 ML accaduto il 28 agosto alla profondità di
10 km circa. Lo strato sismogenetico più profondo mostra una scarsa sismicità
con un unico evento di bassa magnitudo.
Considerazioni: nel
breve periodo sulla sequenza si individua un livello sismico critico posto a
4.0 ML, mentre la magnitudo massima dinamica dell’area è di 5.7 ML.
Sequenza sismica del Friuli
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Figura 6: Grafici della sequenza sismica del Friuli. |
conclusione. Il sisma è stato preceduto da una diminuzione della
pendenza della curva cumulata delle distanze epicentrali. Il grafico del numero
mensile di scosse mostra, dopo il massimo del mese di marzo e fino alla fine
del 2014, una graduale diminuzione.
La sezione sismologica
evidenzia lo strato
sismogenetico che si
estende fino alla profondità di 12-13 km, con una prima
superficie efficace a 4 km circa, ed una seconda superficie a 10 km. La
sismicità in funzione della profondità mette in evidenza come la seconda superficie abbia
generato terremoti di magnitudo 3.4 ML, come quello
del 29 maggio. La prima superficie mostra un potenziale sismico inferiore con
sismicità di magnitudo 2.8-2.9 ML.
Considerazioni: il
livello sismico critico della sequenza è posto a 4.8 ML, mentre la magnitudo
massima dinamica attuale è di circa 5.9 ML.
Nel breve periodo è attesa un'attivazione di una fase di rilascio
di energia con scosse iniziali sotto il valore di magnitudo 4.2 ML. Il range critico della sequenza sismica è
di 4.2-4.8 ML, mentre la magnitudo
massima dell’area è maggiore di 5.8 ML.
Sequenza sismica della Pianura Padana
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Figura 7: Grafici della sequenza sismica della Pianura Padana. |
Dopo l’evento sismico più energetico, la fase di assestamento che
è seguita si presenta composta di numerose scosse di cui due di magnitudo 3.6
ML.
L’analisi del grafico delle distanze cumulate degli epicentri
mostra una breve focalizzazione (5 scosse) poco prima della scossa più
energetica, mentre il grafico del numero di eventi mensili evidenzia un picco
nel mese di settembre generato dalle repliche seguite al sisma del 7 settembre.
La sezione
sismologica evidenzia lo
strato sismogenetico con maggiore
sismicità entro i primi
10 km di profondità, e uno strato sottostante di
minore sismicità, che si estende fino
ai 40 km. Dalla distribuzione degli ipocentri è
possibile individuare una superficie efficace a 10 km, che ha sviluppato
terremoti di magnitudo inferiori a 4.0 ML. L'evento maggiore di magnitudo 4.1
ML a 10 km di profondità si è verificato il giorno 7 settembre. Pochi eventi sparsi, di bassa magnitudo, sono presenti
nello strato sismogenetico sottostante, che si estende
fino ai 80 km circa.
Considerazioni: nel breve periodo sulla sequenza è presente un livello
sismico critico di magnitudo posto a 4.2 ML, mentre la magnitudo massima
dinamica è di circa 5.0 ML.
Sequenza sismica dell'Emilia
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Figura 8: Grafici della sequenza sismica dell’Emilia. |
Il
numero di scosse registrate nel 2014 è stato molto basso (17 eventi), mentre il grafico delle distanze cumulate
degli epicentri mostra una diminuzione della pendenza poco prima della scossa
di 3.2 ML registrata il 12 dicembre.
La sezione
sismologica mostra uno
strato sismogenetico che
si estende fino
alla profondità di circa
10 km circa. Al di sotto è
presente uno strato con sismicità ridotta che si estende fino alla profondità di 40 km circa. Gli ipocentri
evidenziano una netta concentrazione lungo una superficie efficace a 5 km di
profondità, dove gli eventi registrati mostrano una magnitudo inferiore a 3.2
ML.
Considerazioni: la prima scossa associata a questa nuova fase di
rilascio di energia è stata di 3.2MlL registrata il 12 dicembre del 2014, alla
quale ora è attiva una fase di assestamento caratterizzata da uno schema
evolutivo che ha come livello sismico critico un valore di 4.0 ML ed una
magnitudo massima dinamica di 5.3 ML.
Sequenza sismica della Garfagnana
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Figura 9: Grafici della sequenza sismica della Garfagnana. |
Lo schema
evolutivo complessivo mostra un livello critico posto a 4.5 ML, mentre la
magnitudo massima dinamica dell’area è di 5.4 ML.
La sezione
sismologica mostra uno
strato sismogenetico nei
primi 15 km di
profondità, con una maggiore sismicità, ed
un secondo strato
sismogenetico, con minore sismicità
che si estende fino
ai 40 km
circa. Il terremoto di magnitudo
maggiore (4.1 Mw) si è verificato in data 7 settembre alla
profondità di 15 km circa.
Considerazioni: nel breve periodo questa sequenza deve essere seguita
con molta attenzione, in particolare se sarà registrata una scossa di magnitudo
prossima al livello critico.
Sequenza sismica di Gubbio – Adriatico centro settentrionale
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Figura 10: Grafici della sequenza sismica di
Gubbio-Adriatico
centro settentrionale.
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L’andamento
dei valori di magnitudo mostra già dal mese di aprile, l’inizio di una fase di
rilascio di energia di breve periodo caratterizzata da un primo evento di
magnitudo 4.0 Mw registrato il 19 dicembre.
La
scossa è stata preceduta da una diminuzione della pendenza della curva delle
distanze epicentrali fin dal mese di ottobre. Il grafico del numero di eventi
mostra un andamento decrescente fino il mese di novembre e poi, un picco di 242
scosse nel mese di dicembre molte delle quali associate alla fase di
assestamento seguita all’evento più energetico registrato.
La
sezione sismologica mostra uno strato sismogenetico di spessore variabile di
10-15 km (Mirabella e al.,
2007; Balocchi, Lupoli, 2015), che
ha sviluppato una maggiore sismicità, con l'evento di magnitudo maggiore del 19
dicembre fino a 10 km di profondità. Un secondo strato più profondo, si estende fino alla profondità di
40 km e ha sviluppato una sismicità con magnitudo inferiore a 4.0 ML. Al di
sotto sono presenti pochi terremoti di bassa magnitudo. In base alla
distribuzione degli ipocentri è possibile identificare
una superficie efficace a 10 km.
Considerazioni: lo schema
evolutivo della sequenza sismica rimane positivo per i prossimi mesi durante i
quali occorre monitorare con attenzione il livello sismico critico di 3.8 ML e
la sua estensione di 4.0 ML.
Una
scossa di magnitudo 3.8-4.0 ML può attivare una fase di rilascio di energia con
target finale nel range di 4.7-5.4
ML.
Sequenza sismica del Frosinone-L'Aquila
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Figura 11: Grafici della sequenza sismica di Frosinone-L’Aquila. |
L’epicentro
di questa scossa è stato ubicato sul settore orientale dell’area sismica
analizzata poco ad est dell’epicentro del terremoto del 20 gennaio.
I due
eventi più energetici registrati nel corso del 2014 fanno parte della fase di
assestamento che si è attivata dopo il terremoto del 29 dicembre del 2013 di
magnitudo 5.0 ML e può essere classificato come un aftershock “caratteristico”
di tale fase, in quanto si colloca in prima posizione.
Il
grafico delle distanze epicentrali evidenzia un breve appiattimento della curva
poco prima dell’evento più energetico, mentre il grafico del numero di eventi
mensili mostra un andamento decrescente fino il mese di dicembre.
La sezione
sismologica mostra uno
strato sismogenetico che
si estende fino
alla profondità di circa 25 km circa, con una sismicità che si concentra
maggiormente a 10 km. L'evento di magnitudo maggiore 4.2 ML si è verificato il
giorno 20 gennaio alla profondità di 5 km circa.
Considerazioni: il livello critico di questa sequenza è posto a 3.5 ML,
mentre la magnitudo massima dinamica dell’area è di circa 5.2 ML.
Sequenza sismica del Gargano
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Figura 12: Grafici della sequenza sismica del Gargano. |
L’evento
è inserito in una fase di assestamento che si è attivata dopo il terremoto del
12 agosto del 2012 di magnitudo 4.2 ML. La curva cumulata delle distanze
epicentrali mostra un appiattimento temporaneo iniziato nel mese di novembre
che fino ad ora non è stato seguito da eventi energetici.
I valori di magnitudo, come sopra riferito, sono inseriti in una
fase di assestamento che si sta sviluppando con una bassa velocità.
La
sezione sismologica mostra uno strato sismogenetico dello spessore di 40 km,
che ha sviluppato una maggiore sismicità nei primi 10 km, dove viene
individuata una prima possibile superficie efficace. L'evento di magnitudo
maggiore (4.2 ML) è localizzato alla profondità di 20 km circa, in
corrispondenza di una probabile, seconda superficie efficace. Uno strato più profondo va dai 60 agli 80 km di profondità,
ed ha sviluppato una sismicità di bassa magnitudo, generalmente inferiore ai
3.0 ML. Sembra presente uno strato asismico dai 40 ai 60 km circa.
Considerazioni: nel
breve termine, è possibile qualche evento di magnitudo fino al livello
sismico critico posto a 4.2 ML. La magnitudo
massima dinamica dell’area è di 5.1 ML.
Sequenza sismica del Beneventano
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Figura 13: Grafici della sequenza sismica di Beneventano. |
A partire dal mese di marzo la curva cumulata delle distanze epicentrali evidenzia una
diminuzione dell’inclinazione che necessita un attento monitoraggio nel breve
periodo.
La sezione
sismologica mostra uno strato più superficiale di bassa
magnitudo, rappresentato da un evento. La sismicità si concentra maggiormente
alla profondità compresa tra i 10 e i 25 km circa. All'interno di questo
spessore si sono sviluppati terremoti di bassa magnitudo con l'evento maggiore
di 3.2 ML alla profondità di 25 km circa. Il resto dello strato sismogenetico
mostra una sismicità di bassa magnitudo.
Considerazioni: nello
schema di sviluppo attuale della sequenza è presente una microstruttura
(raggruppamento di eventi) che anticipa l’avvio di una fase di rilascio di
energia avente un primo target
a 3.7 ML ed un livello critico posto a 4.6 ML. E’ necessario monitorare la
sequenza se si verifica un terremoto di magnitudo nel range 3.7-4.6 ML. La magnitudo
massima dinamica dell’area analizzata è di 7.1 ML.
Sequenza sismica dell'Irpinia
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Figura 14: Grafici della sequenza sismica dell’Irpinia. |
Nella
parte finale del grafico si nota l’evento di magnitudo 4.0 Mw registrato il 14
dicembre, preceduto da una forte diminuzione della curva cumulata delle
distanze epicentrali e seguito da una fase di assestamento ancora in atto.
Il
numero totale di terremoti registrati nel corso dell’anno è stato di 66 con un
massimo di 20 sismi nel mese di agosto. Nella
sequenza sismica di medio periodo, il terremoto del 14 dicembre è inserito in
una fase di rilascio di energia caratterizzata da eventi di magnitudo non
superiore a 4.0 ML.
La sezione sismologica mette in evidenza uno
strato sismogenetico che si estende fino alla profondità di circa 25 km, con una superficie posta ad
una profondità efficace di 10 km circa. Tale superficie ha sviluppato una
sismicità di magnitudo inferiore a 4.0 ML. L'evento maggiore si è verificato il
14 dicembre alla profondità superiore ai 300 km.
Considerazioni: nel
breve periodo sono attese scosse sotto il livello sismico critico di magnitudo
4.4 ML. I terremoti di magnitudo compresa nel range 3.8-4.4 ML devono essere seguiti con molta attenzione durante
la fase di assestamento, in particolare se la velocità di sviluppo della
sequenza è molto veloce. La magnitudo massima dinamica dell’area analizzata è
di 5.7 ML.
Sequenza sismica del Pollino – Piani di Sibari
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Figura 15: Grafici della sequenza sismica del Pollino-Piana di Sibari. |
L’evento è stato preceduto da una diminuzione della pendenza della
curva cumulata delle distanze epicentrali terminata alla fine del mese di
agosto.
In seguito, la veloce fase di assestamento che si è attivata, ha
portato i valori di magnitudo nel range di oscillazione di 3.0-3.2 ML. Nel corso
dell’anno sono stati registrati 71 eventi sismici con un picco nel mese di
agosto.
La sezione sismologica evidenzia uno strato sismogenetico che si
estende fino alla profondità di
circa 20 km. Sono
presenti terremoti di bassa magnitudo, localizzati alla profondità di
100 km circa. Dalla distribuzione
ipocentrale è possibile
individuare una superficie efficace alla profondità di 10
km, che sviluppa terremoti di magnitudo variabile e fino a 4.0 Mw, come quello
del 6 giugno.
Considerazioni: la
situazione evolutiva della sequenza (Balocchi, 2012b) per il 2015 appare condizionata dal livello sismico
critico dinamico di 4.4 ML che rappresenta lo spartiacque tra la fase di
assestamento in atto e l’avvio di una nuova fase di rilascio di energia con
target dinamico finale di 5.1 ML.
Sequenza sismica della Sila – Valle del Crati
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Figura 16: Grafici della sequenza sismica della Sila-Valle
del Crati.
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Il
grafico dei valori di magnitudo evidenzia un foreshock di magnitudo 4.3
Mw registrato il 28 dicembre, al quale è eseguita una fase di assestamento
ancora in atto, che fino ad ora non ha generato il primo aftershock più
energetico.
La
curva cumulata delle distanze epicentrali evidenzia una diminuzione della
pendenza nel mese di ottobre.
La
sezione sismologica mostra uno strato sismogenetico dai 5 ai 25 km di
profondità. Al di sotto è presente un unico evento sismico di bassa magnitudo e
localizzato alla profondità di circa 60 km. Dalla distribuzione ipocentrale
è possibile individuare una superficie
efficace alla profondità di 10 km, che ha sviluppato terremoti di bassa magnitudo e solo alcuni superiori a 3.0 ML. L'evento di magnitudo
maggiore (4.3 Mw) si è verificato il 28 dicembre alla profondità di 11 km
circa.
Considerazioni: dopo l’ultimo evento più energetico del mese di
dicembre, i valori di magnitudo si sono portati a ridosso del primo livello
sismico posto a 4.5 ML facendo prevedere un aumento dei valori nel breve/medio
periodo. E' possibile, infatti, l’accadimento di un evento sismico molto
energetico. Segnali negativi arriveranno dal superamento del primo livello
sismico ed in particolare dall’accadimento di
un evento sismico di magnitudo 5.0-5.6 ML. La magnitudo massima dinamica
dell’area è di circa 7.0 ML.
Sequenza sismica dello Stretto di Catanzaro
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Figura 17: Grafici della sequenza sismica dello Stretto di
Catanzaro.
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L’evento
è stato preceduto da una diminuzione della pendenza della curva cumulata delle
distanze epicentrali.
La
sequenza sismica che va dal 1985 al
2014, mostra un solo evento energetico di magnitudo 4.3 Mw registrato il 15
ottobre del 2010 al quale è seguita una lenta fase di assestamento che si è
completata nel mese di aprile del 2014.
La
sezione sismologica mostra una sismicità abbastanza regolare, senza una
suddivisione in strati sismogenetici. Si può comunque evidenziare una superficie efficace intorno ai 10 km di profondità.
Tale superficie mostra una sismicità di bassa magnitudo, mentre terremoti più
energetici (3,0 ML) si sviluppano intorno alla profondità
di 40 km circa. La sismicità più profonda sempre di bassa magnitudo è legata
alla subduzione della litosfera ionica che scende al di sotto della Calabria.
Considerazioni: nel breve periodo sono attese scosse di magnitudo nel range 3.2-4.0 ML con estensione fino a
4.3 ML. Occorre monitorare con molta attenzione il range sismico critico di 4.3-5.2 ML. L’accadimento di una scossa in
questo intervallo di valori di magnitudo può avviare una fase di rilascio di
energia molto importante. La magnitudo massima dinamica dell’area è maggiore di
7.0 ML.
Sequenza sismica del Presila Crotonese – Mar Ionio
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Figura 18: Grafici della sequenza sismica del Presila
Crotonese-Mar
Ionio.
|
I
pochi eventi sismici nella sezione sismologica non mettono in evidenza la
struttura sismogenetica. Si può notare comunque la presenza di terremoti
profondi (60-100 km) di magnitudo 4.7 Mw, mentre i terremoti più superficiali mostrano una
energia più bassa.
Considerazioni: una caratteristica dei terremoti Calabresi di media
magnitudo è rappresentata dalla lentezza di sviluppo della fase di
assestamento. Per tale caratteristica, nella struttura evolutiva della fase di
assestamento che si è attivata dopo l’evento del 5 aprile del 2014. E' assente
una scossa di magnitudo di circa 4.1 Mw necessaria per chiudere il primo ciclo
di assestamento. La magnitudo massima dinamica dell’area è di circa 5.5 M,
mentre il primo livello sismico critico è posto a 4.7 ML.
Sequenza sismica dello Stretto di Messina-Calabria meridionale
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Figura 19: Grafici della sequenza sismica dello Stretto di Messina-
Calabria meridionale.
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Il
numero di eventi mensili dopo il massimo del mese di febbraio è andato
gradualmente diminuendo, mentre la curva cumulata delle distanze mostra un
appiattimento iniziale al quale non sono seguiti eventi energetici ed un
successivo aumento costante della pendenza.
Tutta
la sequenza del 2014 è inserita nella fase di assestamento che si è attivata
dopo l’evento di 4.5 Mw del 28 agosto del 2012 registrato alla profondità di
48.9 km e caratterizzata da due aftershock
di magnitudo 4.4 Mw e 4.0 ML registrati rispettivamente il 24 marzo del 2012 e
il 23 dicembre del 2013.
La
sezione sismologica mostra uno strato sismogenetico, di bassa magnitudo, che si
estende fino alla profondità di 80 km circa. Al di sotto è presente uno
successivo, sempre di bassa magnitudo, che si estende dalla profondità di 100
km fino 170 km circa. L'evento più energetico (4.4 Mw) si è registrato alla
profondità di 140 km, all'interno dello strato sismogenetico più profondo.
Considerazioni: nel breve periodo è prevista una continuazione della
fase di assestamento in atto con scosse di magnitudo ≤4.0 ML. Il livello
critico di questa sequenza è posto a 4.5 ML, mentre la magnitudo massima
dinamica è di 6.2 ML.
L'accadimento
di una scossa nel range di 4.0-4.5 ML può rappresentare un segnale di inizio di
una fase di rilascio di energia con target finale abbastanza elevato. La
magnitudo massima dinamica dell’area è di 6.2 ML.
Sequenza sismica di Milazzo-Monti Nebrodi
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Figura 20: Grafici della sequenza sismica di Milazzo-Monti
Nebrodi.
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La
sezione sismologica mostra uno strato sismogenetico di 50 km circa di
profondità. Al di sotto è presente uno strato più profondo che va dai 100 ai
250 km. Tale sismicità profonda con eventi di magnitudo minore a 3.5, è legata
alla piastra in subduzione. La zona asismica può essere dovuto ad uno
scollamento (detachment) della
piastra in subduzione. Dalla distribuzione ipocentrale è possibile individuare una superficie efficace
alla profondità di 10 km, e una più profonda e meno regolare della precedente,
a 25-30 km circa.
Considerazioni: la
struttura evolutiva di medio periodo della sequenza sismica mostra una lunga
fase di accumulo di energia caratterizzata da eventi di magnitudo non superiore
a 4.6 Mw. Nel breve periodo sono attese scosse di magnitudo inferiore a 4.3 Mw.
L’accadimento di una scossa nel range
4.5-4.9 Mw può indicare l’inizio di una fase di rilascio di energia molto
importante. La magnitudo massima dinamica dell’area è di 5.9 ML.
Sequenza sismica di
Palermo – Sicilia occidentale
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Figura 21: Grafici della sequenza sismica di
Palermo-Sicilia
occidentale. |
La
sezione sismologica mostra uno strato sismogenetico dello spessore di 10 km
circa, dove gli ipocentri sono distribuiti con regolarità. Al di sotto sono
presenti diversi eventi distribuiti in modo irregolare. Dalla distribuzione
ipocentrale è possibile individuare una
superficie efficace alla profondità di 10 km, che ha sviluppato terremoti di
bassa magnitudo, mentre i terremoti più energetici si ritrovano alla profondità
di 5 km.
Considerazioni: lo
schema evolutivo di questa sequenza sismica presenta una chiara fase di
accumulo di energia, che per ora non ha dato luogo a fasi di rilascio di
energia di breve periodo caratterizzate da eventi forti.
Il livello sismico critico si individua a 4.3 Mw, mentre la
magnitudo massima dinamica dell’area è di 6.2 Mw. Nella parte finale del grafico dei valori
di magnitudo è presente un’anomalia alla quale è
associata una scossa di magnitudo superiore al livello critico.
Sequenza sismica dei Monti
Iblei – Mar Ionio
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Figura 22: Grafici della sequenza sismica dei Monti
Iblei-Mar Ionio.
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La
sezione sismologica mostra uno strato sismogenetico che si spinge fino alla
profondità di 40 km. Dalla distribuzione ipocentrale è possibile individuare una superficie efficace
alla profondità di 10 km, e una seconda superficie più irregolare a 20-25 km
circa. La magnitudo rispetto alla profondità sembra abbastanza regolare, con
eventi di bassa energia (magnitudo inferiore a 3,5 ML). I terremoti di maggiore
energia si sono sviluppati a maggiori profondità, circa 45 km, come l'evento di
magnitudo 4,1 Mw.
Considerazioni: il grafico del
numero mensile di eventi mostra dal mese di
gennaio una diminuzione progressiva dei valori, mentre quelli di magnitudo sono
aumentati.
Tali
elementi fanno ipotizzare una riattivazione della fase di rilascio di energia,
destinata a produrre un picco di magnitudo maggiore (ora assente) nella
struttura evolutiva della sequenza.
Il
livello critico da superare in questa fase di rilascio di energia è quello di
4.2 ML. La magnitudo massima dinamica dell’area è superiore a 5.0 Mw.
Conclusioni
I
risultati ottenuti, dalle analisi eseguite sui grafici elaborati consentono di
avere un quadro sismico abbastanza soddisfacente delle aree analizzate.
In particolare, la
struttura evolutiva delle sequenze mostra come alcune, nel corso del 2014 sono
state molto attive rispetto ad altre (alcune sono rimaste in quiescenza per
brevi periodi). Si nota come per l’Italia settentrionale e centrale, i cicli di
rilascio di energia che si sono attivati hanno prodotto, dopo l’evento più
energetico, molte scosse di assestamento, mentre nell’Italia meridionale, gli
eventi più energetici sono stati seguiti da poche scosse di assestamento. In
alcune aree, la fase di assestamento non è stata caratterizzata da nessun aftershock
di magnitudo più elevata. Un altro aspetto riscontrato in molte sequenze
sismiche è la diminuzione della pendenza della curva cumulata delle distanze
epicentrali (focalizzatine degli epicentri) prima degli eventi più energetici. Questo
“appiattimento” della curva può essere utilizzata in via preliminare per
seguire l’evoluzione della sequenza sismica e per avere maggiori informazioni
su ciò che sta accadendo o può accadere nell’area analizzata.
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